Il Dungeon della Tempesta
Martedì 23 Gennaio 2007La solita alba sciatta, morta. Ormai la palude era entrata nelle ossa di Elander e degli altri. Si trattava di esplorare il dungeon il cui ingresso si presentava scuro, impenetrabile. La scala scendeva nelle viscere della terra, cosa che elettrizzava il nano, ma non gli altri componenti del gruppo. Iniziarono la discesa. Vecchi scalini di pietra vennero illuminati dalla torcia di Joshua, il primo del gruppo a scendere. I gradini erano incrostati di fango e l’aria aveva un forte sentore di muffa; la scala ruotò diverse volte su se stessa durante la discesa nelle viscere della terra. Il nano giudicò che avessero percorso circa 20 metri in basso, quando Muten Dan decise di lanciare un’individuazione del magico e analizzare magicamente lo spazio che si presentava davanti a loro. Un’aura di magia pareva provenire da ovest rispetto al gruppo, agli estremi margini della percezione dello gnomo, che si tenne per sè l’informazione, ghignando. Dopo un po’, sbucarono ad un angolo di una stanza di forma vagamente ottagonale. La torcia di Joshua illuminò tre massici pilastri di pietra che sorreggevano il soffitto; una prima occhiata rivelò al gruppo la presenza di passaggi a nord, est e ovest, mentre a sud una scala conduceva ancora più in basso, nell’oscurità. Una nicchia occupava il lato a nord-est, vuota. Ascoltarono. Nessun rumore turbava l’apparente quiete del dungeon. Dopo una breve discussione sussurrata, il gruppo decise di andare a sud, verso la scala. Ancora una volta discero, questa volta tuttavia per meno tempo. La torcia illuminò una distesa d’acqua putrescente che copriva la stanza a cui la scala li aveva condotti. Perte dell’acqua arrivava a coprire alcuni gradini. La torcia non arrivava ad illuminare completamente le pareti: sembrava che ci fossero delle nicchie orizzontali scavate nella pietra. L’odore di muffa e si mescolava a quello del marcio dell’acqua, dando origine a un miasma nauseante.





