Archivio del 11 Aprile 2007

Parola d’ordine: decrescere

Mercoledì 11 Aprile 2007

decrescita

Ho passato il fine settimana pasquale a leggere un libretto di Maurizio Pallante che mi ha entusiasmato: “La Decrescita Felice”. Ero già consapevole del fatto che il P.I.L. non fosse direttamente proporzionale alla qualità della vita, ovvero che l’aumento del P.I.L. coincidesse con un aumento del benessere individuale. Per capirlo, basta pensare all’acquisto di un farmaco, operazione che incrementa questo parametro ma che in realtà è indice di salute in qualche modo precaria. O, ancora, allo stare in coda in automobile: si consuma benzina, aumentando il P.I.L., ma certamente non si acquista in benessere. Il libro in questione mi ha ulteriormente illuminato, trattando di come decrescere (cioè far diminuire il P.I.L.) guadagnando, allo stesso tempo e in modo certo, in benessere. L’autoproduzione di beni è un meccanismo fondamentale; ho scoperto che inconsapevolmente ero già un adepto della decrescita felice perchè mi autoproduco il pane e bevo acqua di rubinetto. Ora vorrei passare all’autoproduzione di yogurt e, in prospettiva, con la nuova casa, a produrre qualche ortaggio in giardino.

Riporto di seguito, sperando di non violare alcun diritto d’autore, il Manifesto del Movimento per la Decrescita Felice:

Il Movimento per la Decrescita Felice si propone di promuovere la più ampia sostituzione possibile delle merci prodotte industrialmente ed acquistate nei circuiti commerciali con l’autoproduzione di beni. In questa scelta, che comporta una diminuzione del prodotto interno lordo, individua la possibilità di straordinari miglioramenti della vita individuale e collettiva, delle condizioni ambientali e delle relazioni tra i popoli, gli Stati e le culture.

La sua prospettiva è opposta a quella del cosiddetto «sviluppo sostenibile», che continua a ritenere positivo il meccanismo della crescita economica come fattore di benessere, limitandosi a proporre di correggerlo con l’introduzione di tecnologie meno inquinanti e auspicando una sua estensione, con queste correzioni, ai popoli che non a caso vengono definiti «sottosviluppati».

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