
Da qualche tempo a questa parte, i temi dell’emergenza climatica e della fine delle risorse petrolifere sono diventati di moda: cominciano a fare capolino qua e là anche nei media tradizionali, al cinema, nei discorsi al bar. Non so se questo significa che, finalmente, la razza umana e in particolare il mondo occidentale stia cominciando a rendersi conto che continuare su questa folle strada, votata al consumo, potrebbe verosimilmente significare l’estinzione nel giro di pochi decenni. Se mi guardo intorno (SUV sulle strade, centri commerciali sempre più pieni, sfrenata lotta per l’apparenza, litigate tra condòmini) , tuttavia, trovo difficile pensare che il paradigma di vita cambi in tempo per evitare il doloroso collasso verso cui il pianeta è indirizzato. Sarò anche catastrofista, ma ho più l’impressione di essere cinicamente realista, grazie probabilmente all’ingegnere che è in me. Comunque, questo articolo di Luca Mercalli (foto) apparso su La Repubblica della scorsa domenica, riassume bene il mio punto di vista.
La nostra utopia quotidiana
di Luca Mercalli
La visione fideistica della scienza e del progresso ci ha abituati a pensare che ogni problema abbia una soluzione. Ciò è vero quando si tratta di cambiare il frigorifero, lo è meno quando si entra in un ospedale per un malanno, non lo è per nulla quando i problemi da risolvere sono quelli globali della crisi climatica ed energetica. Però, il fatto che questi ultimi non siano immediati, induce a considerarli alla stregua del frigorifero: qualcuno certamente troverà una soluzione, e chi mette sull’avviso che forse non è così scontato, è bollato di catastrofismo. (more…)