L’Apprendista Assassino
Giovedì 13 Marzo 2008
L’Apprendista Assassino - di Robin Hobb, ed. Fanucci (2005).
E’ il primo libro della trilogia dei Farseer ed è un libro assolutamente sorprendente. O almeno questa è l’impressione che mi ha lasciato quando ho finito di leggerlo, qualche giorno fa, rimanendo sveglio fino a tarda ora. Rispetto ad altra robaccia che si trova in giro, Robin Hobb (pseudonimo di un’autrice attiva da diverso tempo, Margaret Astrid Lindholm Ogden) ha il pregio di donare un tocco di delicatezza e un livello di spessore psicologico ai personaggi davvero raro e notevole. Il suo Fitz, che si muove in un mondo fantasy dal sapore medievale e cavalleresco, esce dai canoni dei classici protagonisti di questo tipo di romanzi, pur evolvendosi da un cliché consolidato, quello del bastardo di sangue reale il cui destino è in qualche modo determinante per il mondo. E’ un protagonista che spesso sbaglia, combattuto fra mille pulsioni e sensi di colpa, che ispira subito simpatia fin dalle prime pagine. Lo stile di narrazione adottato, in prima persona, molto efficace nel raccontare le introspezioni di Fitz, è davvero fresco, scorrevole e dotato di un magnetismo forte: una volta iniziata la lettura, è davvero difficile staccarsi. Non mancano comunque i difetti, alcuni legati alla qualità della traduzione (ho notato alcuni periodi pedissequamente tradotti dall’inglese, senza la dovuta attenzione per la lingua italiana - ma sono cose abbastanza trascurabili), ed altri riscontrabili nel finale, in cui mi pare che gli eventi si susseguano un po’ troppo in fretta rispetto al resto del libro, dando un senso di sbilanciamento generale. Aggiungerei poi un pizzico di prevedibilità nel finale: avevo già capito da un pezzo come stavano le cose e chi era il vero cattivo. In ogni caso si tratta di difetti marginali, assolutamente trascurabili rispetto ai pregi. Mi sento di consigliare a tutti questa godibilissimo libro. Io, intanto, procedo con la seconda parte della trilogia.




