Archivio della Categoria 'Libri'

I Giardini della Luna

Martedì 8 Luglio 2008

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I Giardini della Luna, di S. Erikson, edizioni Armenia, 1999 

Si tratta del primo libro del ciclo The Malazan Book of the Fallen, bovinamente tradotto dall’Armenia La caduta di Malazan, titolo che ne stravolge il significato e porta completamente fuori strada già prima di aprire il volume. Si dice che questo ciclo sia stato ispirato da una campagna di AD&D, ed in effetti devo dire che quanto a contenuti epici qui non scherziamo.

Non so come iniziare la recensione, perché é la prima volta che un libro mi lascia basito in questa maniera. Non so se odiarlo o amarlo. Non che non sia assolutamente godibile e scorrevole. Sicuramente é un romanzo fantasy che per originalità non ha attualmente eguali, almeno per la mia modesta esperienza. Si intuisce già dalle prime pagine che il mondo creato da Erikson è complesso, profondo, ben strutturato e coerente. Ma la fatica nel seguire le vicende iniziali è estrema: decine di personaggi che si intrecciano su piani temporali diversi, ciascuno con le sue finalità non sempre lineari. L’autore semina volutamente descrizioni appena accennate, a volte addirittura imprecise, fino ad ottenere un duplice risultato: farti stare incollato alla pagina per capire cosa diavolo sta succedendo e snervarti perché non ci riesci. Il senso generale della storia ancora mi sfugge, perché gli elementi necessari non sono ancora stati forniti dall’autore, che forse si riserva di dissipare la nebbia nei volumi successivi. Le questioni un pochinio si chiariscono man mano che la trama si dipana, con massacri descritti con crudele realismo e battaglie in cui si scatenano poteri magici che sembrano in grado di radere al suolo il mondo in un attimo. I personaggi sono delineati pochissimo, sembra in sostanza che l’autore si preoccupi di più di rendere la storia epica, ad ampio respiro (e ci riesce benissimo). La densità di avvenimenti é straordinaria, al limite dell’assurdo, come al limite dell’assurdo sono i poteri posseduti dai maghi. Alcuni personaggi che sembrano completi idioti si rivelano esseri potentissimi in grado di gestire macchinazioni su scala continentale. Per alcuni aspetti, la complessità delle trame ricorda vagamente Martin, ma qui siamo di fronte ad una specie di Martin in overdose da magia con in sottofondo una musica metal messa a palla, in cui il caos stravolge tutto e trascina il lettore all’interno di una specie di giostra vorticante. Giudicate voi se leggerlo; sicuramente non è adatto a chi ama storie lineari. Io mi riservo di leggere i volumi successivi, che manco a dirlo, sono ambientati da tutt’altra parte e con tutt’altri personaggi! I margini di miglioramento ci sono sicuramente tutti. Teniamo presente che questo è un romanzo d’esordio.

Ubik

Mercoledì 11 Giugno 2008

ubik

 

  « Io sono Ubik. Prima che l’universo fosse, io ero. Ho creato i soli. Ho creato i mondi. Ho creato le forme di vita e i luoghi che esse abitano; io le muovo nel luogo che più mi aggrada. Vanno dove dico io, fanno ciò che io comando. Io sono il verbo e il mio nome non è mai pronunciato, il nome che nessuno conosce. Mi chiamo Ubik, ma non è il mio nome. Io sono e sarò in eterno »

Ho letto quello che è considerato il capolavoro di Dick più di un mese e mezzo fa, in preda al mal di gola e alla febbre. Lo stato psicofisico non era forse dei più adatti a leggere l’allucinata opera dickiana, ma era da un po’ che lo puntavo e non ho resistito. I fumi mentali della febbre si sono mescolati alla fantasia malata dell’autore di questo pezzo di storia della fantascienza, amplificandone l’effetto: destrutturazione della realtà, rovesciamento della prospettiva vita-morte, estrema fragilità e corruttibilità della percezione umana, rappresentazione critica della società dei consumi e della mercificazione sono tutti temi che trovano spazio in questo romanzo dal sapore cupo, enigmatico, inquietante come un incubo da cui non ci si risveglia. Quello che mi ha colpito di più del libro è il senso di estrema angoscia nichilistica che trasmette, legata all’assenza di una realtà percepita come oggettiva, che viene manipolata da continui e spiazzanti cambi di prospettiva. Limitare Ubik solo a questo è però riduttivo. La storia è percorsa da molte correnti sotterranee, che non si rivelano mai pienamente al lettore; penso ad esempio al ruolo di “Ubik”, una sorta di demiurgo ordinatore e creativo, materializzato in uno spray in grado di ridare consistenza reale agli oggetti, contrapposto a forze caotiche e destabilizzanti. Ubik diventa però anche metafora del divino che si trasforma in merce, in oggetto da consumare: in questo il romanzo risulta sicuramente molto attuale. Lo stile del romanzo è scorrevole e pervaso da un feroce humor nero tipicamente dickiano. A volte l’atmosfera angosciante vira verso territori meno ossessivi, ma continua a dominare per tutto il libro una sorta di spiazzamento pilotato da continui e destabilizzanti colpi di scena. In definitiva, un capolavoro da leggere assolutamente: oltre a essere un pilastro della fantascienza e ad ispirare molti scrittori successivi (tipo ad esempio Evangelisti in Cherudek), varca i confini di genere per raggiungere vette di metafisica ed angosciante bellezza.

Alice nel paese dei quanti

Mercoledì 26 Marzo 2008

voy_alicenelpaese.jpgAlice nel paese dei quanti, di R. Gilmore - Ed. Cortina, 1996, pp.250

Ecco un esempio di divulgazione intelligente e divertente. Questo libro cerca di spiegare - e ci riesce molto bene - i misteri della meccanica quantistica ai non esperti, ovvero a coloro che, pur avendo un qualche background scientifico e pur avendo una vaga idea di come funziona il mondo delle particelle, non sono tuttavia dei fisici. L’idea alla base del libro è geniale: un immaginario mondo dei quanti in cui le proprietà di elettroni, protoni e particelle varie si manifestano ad una bambina di nome Alice, eletta “particella onoraria”, la quale, sulle orme della ben più nota Alice di Lewis Carroll, si muove curiosa all’interno di situazioni che traducono in immagini gli aspetti più peculiari della meccanica quantistica. Un racconto pieno di originalità, tradotto bene, che riesce a chiarire anche concetti piuttosto ostici in modo estremamente originale ed intuitivo, omaggiando allo stesso tempo l’opera di Carroll. Consigliatissimo a quanti volessero chiarirsi le idee su quella parte della fisica che ha rivoluzionato le categorie del pensiero moderno.

L’Apprendista Assassino

Giovedì 13 Marzo 2008

appasstif.gif L’Apprendista Assassino - di Robin Hobb, ed. Fanucci (2005).

E’ il primo libro della trilogia dei Farseer ed è un libro assolutamente sorprendente. O almeno questa è l’impressione che mi ha lasciato quando ho finito di leggerlo, qualche giorno fa, rimanendo sveglio fino a tarda ora. Rispetto ad altra robaccia che si trova in giro, Robin Hobb (pseudonimo di un’autrice attiva da diverso tempo, Margaret Astrid Lindholm Ogden) ha il pregio di donare un tocco di delicatezza e un livello di spessore psicologico ai personaggi davvero raro e notevole. Il suo Fitz, che si muove in un mondo fantasy dal sapore medievale e cavalleresco, esce dai canoni dei classici protagonisti di questo tipo di romanzi, pur evolvendosi da un cliché consolidato, quello del bastardo di sangue reale il cui destino è in qualche modo determinante per il mondo. E’ un protagonista che spesso sbaglia, combattuto fra mille pulsioni e sensi di colpa, che ispira subito simpatia fin dalle prime pagine. Lo stile di narrazione adottato, in prima persona, molto efficace nel raccontare le introspezioni di Fitz, è davvero fresco, scorrevole e dotato di un magnetismo forte: una volta iniziata la lettura, è davvero difficile staccarsi. Non mancano comunque i difetti, alcuni legati alla qualità della traduzione (ho notato alcuni periodi pedissequamente tradotti dall’inglese, senza la dovuta attenzione per la lingua italiana - ma sono cose abbastanza trascurabili), ed altri riscontrabili nel finale, in cui mi pare che gli eventi si susseguano un po’ troppo in fretta rispetto al resto del libro, dando un senso di sbilanciamento generale. Aggiungerei poi un pizzico di prevedibilità nel finale: avevo già capito da un pezzo come stavano le cose e chi era il vero cattivo. In ogni caso si tratta di difetti marginali, assolutamente trascurabili rispetto ai pregi. Mi sento di consigliare a tutti questa godibilissimo libro. Io, intanto, procedo con la seconda parte della trilogia.

Come demolire Licia Troisi

Giovedì 7 Febbraio 2008

troisi1nb.jpgConfesso che per un po’ di tempo ho meditato approfonditamente sul dilemma: leggere o non leggere Le Cronache del Mondo Emerso? Probabilmente ero attirato dalle splendide copertine, davvero di ottima qualità (magari le edizioni italiane dei libri di Martin fossero di qualità paragonabile). Ho sempre resistito per una sorta di spocchiosa diffidenza verso il fantasy italiano, probabilmente ingiustificata - me ne rendo perfettamente conto. E poi, avevo (ed ho) perennemente un ammasso interstellare di altri libri da leggere, fantasy e non (ora sto leggendo L’Apprendista Assassino di Robin Hobb - non mi sbilancio, ma per ora direi che è godibile). Oggi mi sono reso conto che il mio spocchioso atteggiamento aveva un senso. Dovendo scegliere tra tantissimi libri, ho la tendenza ad affidarmi alle recensioni che trovo in giro, in modo tale da evitare di sprecare i miei soldi. E’ stato così che mi sono imbattuto in un divertentissimo blog che tratta di fantasy: Gamberi Fantasy. Qui potete trovare alcune recensioni che DEMOLISCONO letteralmente l’opera dell’autrice fantasy nostrana. Il blog è assolutamente imperdibile, vi garantisco che ve la farete sotto dalle risate, e vi verrà voglia di comprarvi le trilogie solo per sezionarle in cerca di ulteriori vaccate.

I libri fantasy che amate

Giovedì 20 Dicembre 2007

Bene, non è che il precedente post sui libri di fantascienza abbia ricevuto grandi feedbacks, ma io continuo imperterrito ad elencare classifiche personali dei migliori libri che ho letto, divise per genere. Tocca al genere fantasy. In rigoroso ordine affettivo:

1 - Il Ciclo di A Song of Ice and Fire di G.R.R. Martin

2 - Il Ciclo delle Leggende di Dragonlance di M. Weis & T. Hickman

3 - Il Ciclo delle Cronache di Thomas Covenant, di S. Donaldson

4 - Il Signore degli Anelli, di J.R.R. Tolkien - non poteva mancare :-)

5 - Elric di Melnibonè, di M. Moorcock

Terry Pratchett ha l’Alzheimer

Martedì 18 Dicembre 2007

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Bruttissima notizia per gli appassionati di fantasy: a Terry Pratchett, l’autore della mitica saga del Mondo Disco, è stata diagnosticata una rara forma di Alzheimer. Lo riporta il sito Gioconomicon, dopo che Pratchett stesso l’aveva comunicato attraverso questo sito. La notizia è riportata anche qui e in parecchi altri siti. Pare che Pratchett, ora cinquantanovenne, la stia prendendo con filosofia. Non poteva essere diversamente.


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