Archivio della Categoria 'Vita vissuta'

Requiem per un pipistrello

Martedì 3 Luglio 2007

Ogni volta che faccio un giro in cantiere, dove osservo la nostra casa crescere faticosamente, accade un piccolo fatto surreale. Quest’oggi è toccato al falegname, che dopo la legnata subita qualche settimana fa (leggi qui i dettagli), deve essere uscito un po’ di senno. Questo ragazzotto, infatti, mi raccontava di aver catturato a mani nude un innocente pipistrello che si aggirava nei pressi dei garages, dopo opportuna segnalazione di uno dei futuri condomini. Proseguiva poi lamentandosi che era stato biasimato da un altro futuro condomino per la sua eccessiva crudeltà, visto che con noncuranza aveva crocefisso il povero mammifero ad un pezzo di legno con la sua fidata pistola sparachiodi. Probabilmente notando il punto interrogativo formatosi sul mio volto, ha voluto mostrarmi la sua opera d’arte, esibendo davanti a me l’esserino, che era vincolato ad un pezzo di battiscopa da tre chiodi: uno in testa e gli altri due per le ali. Diceva che voleva vedere se al sole si seccava. Sto cominciando a preoccuparmi, se la casa non mi viene consegnata in fretta, temo che il tizio sbrocchi ulteriormente e decida magari di imbalsamare il sottoscritto, a causa delle continue proteste sull’esecuzione dei suoi lavori.

Sulla strada di casa

Domenica 24 Giugno 2007

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Albuquerque, New Mexico, 22:58 locali (le 6:58 in Italia). Il cerchio si chiude, siamo al punto di partenza, da dove eravamo partiti. Domani una combinazione di aerei mi riporterà a casa, infine. Siamo reduci da un fantastico giro della Monument Valley. Come al solito, ho messo alcune foto su flickr. Come al solito, non rendono bene l’idea dell’enormità dei paesaggi. Il sole picchiava maledettamente duro anche oggi, ad un certo punto ho dovuto mettermi la maglietta con le maniche lunghe e proteggermi il collo con un’altra maglietta per non aggravare le scottature. Nel primo pomeriggio ci siamo diretti ad Albuquerque, dove abbiamo trovato alloggio in un Holiday Inn. La sensazione è di essere tornati alla civiltà: il cellulare prende finalmente un segnale decente e non è necessario percorrere decine di miglia per trovare un posto dove comperare una bottiglia di acqua o fare pipì.

Anche oggi ho osservato alcune cose curiose. L’ultima in ordine temporale riguarda la foto all’inizio del post, che ritrae due simpatici vecchietti vagamente in preda alla demenza senile. Si tratta dei fondatori della “Waffle House”, una delle tante catene di fast food americane in franchising che abbiamo avuto la disgrazia di sperimentare stasera, a cena. La foto campeggiava, formato A2, all’interno del locale, con effetto esilarante immediato. Il posto sembrava tratto da un film: bancone dove è possibile sedersi e mangiare, tavolini con sedili in pelle dai colori improbabili, piastra rovente dove ogni genere di schifezze veniva arrostito, clienti schifosamente grassi (l’americano ciccione è ormai una costante di questo viaggio) e inservienti/cuochi/camerieri da cartone animato. Uno di loro si è avvicinato e con accento potentissimo si è scusato per il linguaggio scurrile che stava usando mentre parlava con i colleghi (?!?). O, almeno, questo è quello che mi pare abbia detto. Era ricoperto di tatuaggi, con la testa curiosamente piccola rispetto al resto del corpo e un paio di baffetti alla Hitler. Ma il top è arrivato quando stavamo uscendo: buttando l’occhio sul jukebox, le canzoni che si potevano ascoltare erano tra le altre, “la marcia del Waffle” e “844.000 per mangiare un hamburger”… demenziale!

Un’altra cosa curiosa che merita di essere menzionata: lungo la strada, ho notato numerose scritte di supporto alle truppe in Iraq, tipo “God bless our warriors!” (incredibile! Dio che benedice dei guerrieri… siamo a livello di fondamentalismo, qui) e “We support our troops!”. (more…)

Sotto il sole dell’Arizona

Sabato 23 Giugno 2007

CanyonDeChelly.jpg

Kayenta, Arizona, 22:44 ora locale (6:44 in Italia). Siamo alloggiati in un Best Western molto carino ed economico alla periferia di questo paese, sperduto nella riserva Navajo. Oggi il sole dell’Arizona ha chiesto il suo tributo: ho rimediato una bella scottatura sulle braccia, sul collo e sulla faccia. Niente di grave, ma pur sempre fastidioso. Il fatto è che non sono abituato a 40°C con quasi zero di umidità. Non si suda quasi per nulla, ma il sole picchia davvero, anche perché tutta la zona è a 1500 metri sul livello del mare. Me ne accorgo quando cerco di fare uno sforzo: ho subito il fiato corto. Abbiamo visitato il Canyon De Chelly, che è stato all’altezza delle aspettative. Mai visto niente di simile, la foto probabilmente non riesce a dare l’idea di quello che ho davanti. I paesaggi possono essere presi tranquillamente come spunto per ambientare qualche avventura fantasy che coinvolga tane di orchi, o antiche rovine naniche. Ho scaricato ulteriori foto su flickr, basta cliccare sul link del post precedente per vederle, oppure andare alla sezione “Chi Sono” e accedere alle foto.

Il posto è ovviamente pieno di simpatici Navajo, impiegati negli hotel e nelle caffetterie-ristoranti. Hanno le loro leggi (ad esempio, non si possono servire alcolici nei locali pubblici) e cercano di mantenere integra la loro cultura, per quanto lo stile di vita americano fatto di fast food e di auto enormi divoratrici di carburante abbia ormai irrimediabilmente inquinato il loro modo di vivere. Capita spesso di vedere dei Navajo smodatamente grassi a causa dell’economico junk food che ogni giorno ingurgitano… che tristezza. Per inciso, ho avuto modo di verificare che effettivamente il problema dell’obesità è molto diffuso, anche tra i bianchi (ho visto esseri umani davvero GRASSI) - finchè continueranno a propinare loro monnezza mi sa che il problema non si risolverà. In ogni caso, i Navajo rimangono orgogliosi di essere nativi e formano famiglie all’interno della loro nazione, senza mescolarsi con i bianchi. (more…)

A trip through the desert

Venerdì 22 Giugno 2007

Congresso terminato giovedì 21. Abbiamo approfittato per noleggiare una macchina e partire in direzione Monument Valley, prima di riprendere l’aereo domenica. Mi trovo a Chinle, Arizona, nel bel mezzo della riserva Navajo. Nonostante la desolazione circostante (nemmeno i cellulari prendono, qui), il motel dove pernottiamo è provvisto di connessione wireless gratuita. Fantastico! Il viaggio di oggi in macchina è stato straordinario: non avevo mai visto paesaggi del genere, dove lo sguardo può spaziare nell’infinito orizzonte, luoghi dove la natura riacquista la sua dimensione primitiva e selvaggia, dove l’uomo risulta così… piccolo. Ho messo alcune foto qui.

Maledetta US airways - Albuquerque, NM (2)

Mercoledì 20 Giugno 2007

Secondo giorno di congresso (a proposito, si tratta del 22nd SOFE - Symposium on Fusion Engineering). Mi trovo seduto al piano interrato del centro congressi di Albuquerque, una struttura enorme e asettica, e sfrutto la wireless gratuita che gentilmente l’organizzazione ci fornisce (invece, quei tirchioni dell’albergo, l’Hyatt, pretendono 10$ al giorno). Sto cercando di assemblare un poster per domani, visto che quello che avevo diligentemente preparato è stato perso dalla splendida gestione bagagli della US airways. Abbiamo inutilmente provato a telefonare al servizio lost&found: le rare volte che siamo riusciti a parlare con un operatore ci sono state date notizie discordanti: sembrava che il tubo contenente i posters fosse a Phoenix, poi a Philadelphia, poi sembrava che non fosse nemmeno arrivato negli Stati Uniti. Tra le altre cose, abbiamo provato a farci ristampare il poster da un tizio dell’organizzazione, un pazzo scatenato che puzzava schifosamente di patatine fritte, ma nonostante le proteste da parte mia questo qui insisteva a voler convertire il file pdf originale in jpeg, con ovvia perdita di qualità. Di conseguenza, ci ha stampato un qualcosa di vergognoso che non oso esporre, altrimenti rischio di farmi ridere dietro. Risultato, preferisco rifare tutto in fogli A4 e esporre questi ultimi.

Update: sembra che i posters siano stati ritrovati! Alleluja! Dovrebbero arrivare in albergo un’ora prima della presentazione. Speriamo bene.

PS: per non perdere le buone abitudini catastrofiste, leggete questo simpatico post.

Albuquerque, NM

Martedì 19 Giugno 2007

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Questa settimana sono ad Albuquerque, New Mexico, Stati Uniti d’America, per una conferenza. Un’altra occasione per studiare gli americani e le loro abitudini. Riferirò a tempo debito. Per intanto, non aspettatevi particolari update prima di qualche giorno!

Dialoghi con l’Impresario

Lunedì 11 Giugno 2007

Stamattina ho marcato l’usuale visita di ispezione in cantiere, prima di venire al lavoro. Vi ho trovato l’impresario che mi ha venduto la casa (qualche secolo fa), intento ad aprire le porte degli appartamenti per permettere agli operai di lavorare. Bene, ho pensato, sei mio! Dopo aver fatto mente locale su tutte le cose che ancora non andavano o dovevano essere ancora fatte, mi sono avvicinato per parlargli. Il poveretto ormai deve essere abituato a ricevere insulti e a gestire rogne, perchè ha sviluppato una capacità di rimbalzo tipo muro di gomma. Mi ha blandito con le solite rassicurazioni alla “Ghe penso mi”, per poi chiedermi come mai non ero al lavoro e che lavoro facessi. A quel punto ho dovuto, con il solito imbarazzo che mi coglie quando un profano mi fa domande sul mio lavoro, cercare di spiegargli, in rigoroso dialetto veneto, i principi della fusione termonucleare controllata e il mio ruolo di ingegnere all’interno dell’esperimento RFX. Ovviamente, mi ha guardato con l’incomprensione dipinta sul volto, mista anche ad un po’ di pietà, per poi rivolgermi la seguente frase: “Insoma, te fe sperimentassion….”. Io: “Sì, in pratica…ehm… qualcossa del genare” Lui:”Sì, tuti fa sperimentassion ormai, anca i murari, varda qua cossa che i combina (indicando la rete esterna, messa sù un po’ storta)… (risata da parte sua)”. Ancora Lui:”Ma ghe xè teròni dove che te lavori ti? No, parchè, se ghi nè tanti, no lavorè mia tanto ben, noi fa un casso!”. Io (nel disperato tentativo di dissociarmi dal razzismo strisciante che permeava la sua affermazione):”Veramente qualche teròn ghe xè, ma i lavora ben…”. Lui:”Xè parchè i strassinemo noialtri del nord, senò noi faria un casso…”.

Ah! Mi rendo conto che anche se siamo nel 2007, l’inossidabile mentalità del nord-est produttivo è sempre qui che ci accompagna, con la sua ignoranza e incapacità di considerare niente altro che non sia lavorare e fare soldi.


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