Parola d’ordine: decrescere

decrescita

Ho passato il fine settimana pasquale a leggere un libretto di Maurizio Pallante che mi ha entusiasmato: “La Decrescita Felice”. Ero già consapevole del fatto che il P.I.L. non fosse direttamente proporzionale alla qualità della vita, ovvero che l’aumento del P.I.L. coincidesse con un aumento del benessere individuale. Per capirlo, basta pensare all’acquisto di un farmaco, operazione che incrementa questo parametro ma che in realtà è indice di salute in qualche modo precaria. O, ancora, allo stare in coda in automobile: si consuma benzina, aumentando il P.I.L., ma certamente non si acquista in benessere. Il libro in questione mi ha ulteriormente illuminato, trattando di come decrescere (cioè far diminuire il P.I.L.) guadagnando, allo stesso tempo e in modo certo, in benessere. L’autoproduzione di beni è un meccanismo fondamentale; ho scoperto che inconsapevolmente ero già un adepto della decrescita felice perchè mi autoproduco il pane e bevo acqua di rubinetto. Ora vorrei passare all’autoproduzione di yogurt e, in prospettiva, con la nuova casa, a produrre qualche ortaggio in giardino.

Riporto di seguito, sperando di non violare alcun diritto d’autore, il Manifesto del Movimento per la Decrescita Felice:

Il Movimento per la Decrescita Felice si propone di promuovere la più ampia sostituzione possibile delle merci prodotte industrialmente ed acquistate nei circuiti commerciali con l’autoproduzione di beni. In questa scelta, che comporta una diminuzione del prodotto interno lordo, individua la possibilità di straordinari miglioramenti della vita individuale e collettiva, delle condizioni ambientali e delle relazioni tra i popoli, gli Stati e le culture.

La sua prospettiva è opposta a quella del cosiddetto «sviluppo sostenibile», che continua a ritenere positivo il meccanismo della crescita economica come fattore di benessere, limitandosi a proporre di correggerlo con l’introduzione di tecnologie meno inquinanti e auspicando una sua estensione, con queste correzioni, ai popoli che non a caso vengono definiti «sottosviluppati».


Nel settore cruciale dell’energia, lo «sviluppo sostenibile», a partire dalla valutazione che le fonti fossili non sono più in grado di sostenere una crescita durevole e una sua estensione a livello planetario, ne propone la sostituzione con fonti alternative. Il Movimento per la Decrescita Felice ritiene invece che questa sostituzione debba avvenire nell’ambito di una riduzione dei consumi energetici, da perseguire sia con l’eliminazione di sprechi, inefficienze e usi impropri, sia con l’eliminazione dei consumi indotti da un’organizzazione economica e produttiva finalizzata alla sostituzione dell’autoproduzione di beni con la produzione e la commercializzazione di merci.

Questa prospettiva comporta che nei paesi industrializzati si riscoprano e si valorizzino stili di vita del passato, irresponsabilmente abbandonati in nome di una malintesa concezione del progresso, mentre invece hanno ampie prospettive di futuro non solo nei settori tradizionali dei bisogni primari, ma anche in alcuni settori tecnologicamente avanzati e cruciali per il futuro dell’umanità, come quello energetico, dove la maggiore efficienza e il minor impatto ambientale si ottengono con impianti di autoproduzione collegati in rete per scambiare le eccedenze.

Nei paesi lasciati in stato di indigenza dalla rapina delle risorse che sono state necessarie alla crescita economica dei paesi industrializzati, un reale e duraturo miglioramento della qualità della vita non potrà esserci riproducendo il modello dei paesi industrializzati, ma solo con una crescita dei consumi che non comporti una progressiva sostituzione dei beni autoprodotti con merci prodotte industrialmente e acquistate. Una più equa redistribuzione delle risorse a livello mondiale non si potrà avere se la crescita del benessere di questi popoli avverrà sotto la forma crescita del prodotto interno lordo, nemmeno se fosse temperata dai correttivi ecologici dello «sviluppo sostenibile». Che del resto è un lusso perseguibile solo da chi ha già avuto più del necessario da uno sviluppo senza aggettivi.

Per aderire al movimento è sufficiente

- autoprodurre lo yogurt o qualsiasi altro bene primario: la passata di pomodoro, la marmellata, il pane, il succo di frutta, le torte, l’energia termica e l’energia elettrica, oggetti e utensili, le manutenzioni ordinarie;

- fornire i servizi alla persona che in genere vengono delegati a pagamento: assistenza dei figli nei primi anni d’età, degli anziani e dei disabili, dei malati e dei morenti.

L’autoproduzione sistematica di un bene o lo svolgimento di un servizio costituisce il primo grado del primo livello di adesione. I livelli successivi del primo grado sono commisurati al numero dei beni autoprodotti e dei servizi alla persona erogati. L’autoproduzione energetica vale il doppio.

Il secondo grado di adesione è costituito dall’autoproduzione di tutta la filiera di un bene: dal latte allo yogurt; dal grano al pane, dalla frutta alla marmellata, dai pomodori alla passata, dalla gestione del bosco al riscaldamento. Anche nel secondo grado i livelli sono commisurati al numero dei beni autoprodotti e la filiera energetica vale il doppio.

La sede del Movimento per la Decrescita Felice viene stabilita presso… (preferibilmente un’azienda agricola, o un laboratorio artigianale, o un servizio autogestito, o una cooperativa di autoproduzione, una bottega del commercio equo e solidale, ecc.).

09-09-2004 Maurizio Pallante

Consiglio vivamente a tutti la lettura del libro! Se siete interessati al tema della decrescita, questo è un link interessante

2 Commenti a “Parola d’ordine: decrescere”

  1. Oliviero scrive:

    Sono in generale d’accordo con quanto dici, con però delle limitazioni. Per esempio per autoprodurre tutte queste cose ci vogliono delle disponibilità che non sempre si hanno: di tempo, per esempio (parlo di certi generi alimentari), di spazio (io non ce l’ho il giardino per produrmi gli ortaggi), economiche e strutturali (non sono in grado in questo momento di autoprodurmi l’energia). Vorrei poi dire una cosa riguardo al pane: sono d’accordo che fra il pane fatto in casa e quello acquistato al supermercato in buste di plastica è meglio quello in casa, però per esempio a me piace molto comperare il pane prodotto nei panifici, che raggiungono delle qualità che probabilmente il pane home-made non riesce a raggiungere (per i comuni mortali). Non credo che i panifici siano la rovina della nazione e la causa dell’effetto serra o dell’inquinamento. Infine, i servizi alla persona. Ok per i figli, ma tu sapresti/vorresti/potresti prenderti cura di anziani/disabili/malati/morenti? Cerchiamo di non generalizzare nè di fare della facile demagogia (chi ha orecchie per intendere, intenda …)

  2. Oliviero scrive:

    Dimenticavo ……
    Iniziamo per esempio a:
    1) Usare lampadine a basso consumo (io lo sto facendo nella casa nuova);
    2) Sprecare il meno acqua possibile;
    3) Non sprecare cibo preparandone più di quel che serve, e se ne avanza non buttarlo via ma riciclarlo.

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