Utopia

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Da qualche tempo a questa parte, i temi dell’emergenza climatica e della fine delle risorse petrolifere sono diventati di moda: cominciano a fare capolino qua e là anche nei media tradizionali, al cinema, nei discorsi al bar. Non so se questo significa che, finalmente, la razza umana e in particolare il mondo occidentale stia cominciando a rendersi conto che continuare su questa folle strada, votata al consumo, potrebbe verosimilmente significare l’estinzione nel giro di pochi decenni. Se mi guardo intorno (SUV sulle strade, centri commerciali sempre più pieni, sfrenata lotta per l’apparenza, litigate tra condòmini) , tuttavia, trovo difficile pensare che il paradigma di vita cambi in tempo per evitare il doloroso collasso verso cui il pianeta è indirizzato. Sarò anche catastrofista, ma ho più l’impressione di essere cinicamente realista, grazie probabilmente all’ingegnere che è in me. Comunque, questo articolo di Luca Mercalli (foto) apparso su La Repubblica  della scorsa domenica, riassume bene il mio punto di vista.

La nostra utopia quotidiana

di Luca Mercalli

La visione fideistica della scienza e del progresso ci ha abituati a pensare che ogni problema abbia una soluzione. Ciò è vero quando si tratta di cambiare il frigorifero, lo è meno quando si entra in un ospedale per un malanno, non lo è per nulla quando i problemi da risolvere sono quelli globali della crisi climatica ed energetica. Però, il fatto che questi ultimi non siano immediati, induce a considerarli alla stregua del frigorifero: qualcuno certamente troverà una soluzione, e chi mette sull’avviso che forse non è così scontato, è bollato di catastrofismo.
In realtà da decenni circolano nella comunità scientifica analisi rigorose e credibili che avvertono come i cambiamenti climatici, l’esaurimento del petrolio e di altre risorse naturali, l’aumento della popolazione e delle disparità sociali, siano altrettante bombe innescate pronte a esplodere in rapida sequenza, amplificando i danni. Ma in genere si rimuove tutto rifugiandosi nel classico effetto Cassandra, dimenticando che la sfortunata aveva comunque ragione. E’ questa la sorte toccata pure ad un eccellente esercizio scientifico voluto da un grande manager italiano, Aurelio Peccei, animatore del Club di Roma, che nel 1972 pubblicò il rapporto “I limiti dello sviluppo” in collaborazione con il MIT di Boston. Ancora oggi si vitupera questo studio come non veritiero. Chi parla, in genere non l’ha nemmeno letto. Oggi è in libreria per gli Oscar Mondadori l’edizione aggiornata “I nuovi limiti dello sviluppo”, quello che considero il manuale di istruzioni del pianeta Terra: ad oltre trent’anni di distanza i conti riveduti e corretti portano sempre al collasso della società se non si cambia rotta in tempo. Jared Diamond ha sviluppato il tema su base storica in “Collasso” (Einaudi), mostrando come è piuttosto comune che nel passato alcune civiltà abbiano ignorato i segni di cambiamento e si siano estinte. Oggi viviamo in un villaggio globale e uno scacco coinvolgerebbe tutti. Sui cambiamenti del clima basta concedere un po’ di attenzione ai rapporti dell’IPCC, che è un’Agenzia delle Nazioni Unite, non un covo di no-global; sulla crisi del petrolio basta guardarsi il film svizzero “A crude awakening” (www.oilcrashmovie.com ) o visitare il sito di ASPO, l’associazione per lo studio del picco del petrolio (www.peakoil.net) che ha pure una sezione italiana. E se non basta, quale fonte più autorevole dell’Unione Europea? La sua agenzia ambientale (Eea), con sede a Copenhagen, ha elaborato il progetto Prelude, scenari per l’Europa del 2030  ( www.eea.europa.eu/prelude). Per capire che il collasso non è escluso, bastano alcuni titoli: Big Crisis, Great Escape… Insomma, un problema lo si inizia a risolvere considerandolo. Lo si studia, lo si affronta e ci si prepara psicologicamente. Io e mia moglie lo stiamo facendo da anni, con soddisfazione economica, profonda motivazione e perfino divertimento. Abbiamo il tetto ricoperto di pannelli solari, abbiamo sostituito un anonimo prato all’inglese con un fiorentissimo orto, abbiamo applicato l’isolamento termico al solaio e installato vetri doppi e stufa a legna, conserviamo l’acqua piovana, evitiamo i centri commerciali e riduciamo i nostri acquisti inutili, facciamo una raccolta differenziata spinta, intessiamo con il vicinato rapporti di cooperazione invece che di competizione, conserviamo saperi antichi amalgamandoli con tecnologie moderne. La nostra Utopia è già realtà, non serve essere né eremiti né invasati, basta essere realisti, attenti ad un mondo che cambia rapidamente e che domani sarà molto diverso rispetto a quanto vogliono farci credere gli spot pubblicitari. Se non vogliamo che il medioevo di Utopia prenda brutalmente il sopravvento, dobbiamo prima di tutto fare un esercizio psicologico per uscire dal circolo vizioso tipo “la tecnologia ci salverà”, provare a mettere in dubbio qualche certezza, e riacquistare il contatto con il mondo fisico e i suoi limiti. Non viviamo in un videogioco, ma su un pianeta fatto di aria, acqua, rocce, foreste, batteri, petrolio e carbone, il tutto regolato da leggi fisiche ferree. Vinceranno quelle se non sapremo dare una svolta all’uso delle risorse. Il tragico destino di Utopia non si realizzerà solo se noi metteremo in pratica ogni giorno un pezzetto dei suoi addestramenti. Del resto, tra gli scenari di Prelude, c’è pure “Evolved Society”, un mondo dove non esisterà più il minaccioso e rombante Suv, ma disporremo tutti di una sobria abitazione a energia rinnovabile e di un computer in rete con il quale condividere conoscenza e promuovere la convivialità. Non è un’utopia sognare un mondo migliore.

4 Commenti a “Utopia”

  1. Ste scrive:

    Ha dimenticato di concludere con “AMEN”… ma forse é troppo di sinistra per sapere cosa significa, oppure “la repubblica” lo ha censurato.

    Questo mi sembra che viva fuori dal mondo, piuttosto che avere una visione “globale e corretta” di quello che gli succede intorno. I pannelli solari che si é installato sopra casa sono probabilmente di una azienda che li ha costruiti per guadagnarci (orrore!!!) cosí come l’isolante termico e i vetri doppi.
    Non sono per la distruzione del pianeta, ma andiamoci piano con le soluzioni “a portata di mano”. Anche io mi faccio il pane in casa, ma non certo per salvare il pianeta, solamente perchè mi piace!!! Anzi, se dovessi fare i conti, molto probabilmente mi accorgerei che sto facendo piú danno in questo modo che non andando dal panettiere; l’energia spesa da un panificio a produrre pane per 100 persone é sicuramente inferiore alla somma di quella impiegata da 100 persone a farsi il pane (questo perchè la mia macchina del pane arriva a temperatura, cucina, e poi si spegne, disperdendo il calore residuo… il panettiere invece usa il forno caldo per cuocere altro pane)…
    Allo stato attuale, cercare di produrre la fusione nucleare é una cosa pericolosissima per il pianeta (e non parlatemi della visione futura), perchè consuma molte piú risorse di quelle che produce (e quindi inquina)… ripeto: non ditemi che un giorno sará una energia pulita, perchè stiamo parlando di quello che é bene fare ora (secondo l’autore dell’articolo siamo giá troppo tardi… quindi: la fusione oggi inquina, e oggi la interrompo!!!)… e poi, se vogliamo continuare, le macchine di oggi inquinano meno di quelle di una volta! E qui qualcuno mi dirá che non é vero, perchè non si considera il ppm1 o le nanopolveri (che fanno peggio di quelle prodotte dalle vecchie auto)… allora se é cosí, qualcuno dovrebbe dire a quel giornalista che la sua stufa a legna inquina molto piú (in ppm) della mia stufa a metano!!!

    A quanto pare il solo modo per salvare il pianeta é tornare al medioevo… vuoi vedere che alla fine ne salta fuori che “la repubblica” la pensa come “l’osservatore romano”, e che Prodi puó essere paragonato a Benedetto XVI?

    Ciao gente… e buon lavoro…

  2. lacura17 scrive:

    Secondo me hai frainteso il taglio dell’articolo.
    Il punto di Luca Mercalli (attento, non è l’ultimo arrivato, se giri in Rete ti accorgerai che è una persona molto competente) consiste nel sottolineare innanzitutto come la troppa fiducia nella tecnologia ci impedisce di identificare chiaramente che esistono dei problemi nell’attuale modello di sviluppo, ed è vero: io stesso a volte mi ritrovo a pensare che il progresso tecnologico ci salverà da tutto, ma mi accorgo che è solo un modo per evitare pigramente di affrontare i problemi perchè costa fatica, almeno nella fase iniziale.
    Poi, l’altro punto dell’articolo è che uno stile di vita più sobrio e attento agli sprechi non solo può far cambiare le cose, ma è pure divertente!
    Non capisco perchè supponi posizioni politiche dietro al suo semplice ragionamento/monito. Se uno guadagna grazie ad una tecnologia innovativa che consente risparmio, tanto meglio per lui e per la società… significa solo che si innescherà un meccanismo virtuoso che porterà la concorrenza a favorire effettivamente un miglioramento sostenibile della qualità della vita. Purtroppo la logica del mercato è diversa, basata sul profitto fine a se stesso e non finalizzato al miglioramento della società, come era nelle intenzioni dei padri fondatori. Quanto al pane, il bilancio energetico è a favore della macchina per il pane anche su larga scala: devi considerare gli sprechi (il pane che si butta via perchè o non viene comprato o perchè invecchia dopo un giorno) se vuoi fare un conto corretto, e, se vogliamo, anche tutta la benzina che occorre per distribuire il pane e per andare dal panettiere - il bilancio energetico va considerato tutto fino in fondo; facendo i conti in questo modo la storia cambia.
    In definitiva, il messaggio dell’articolo è che bisogna riacquistare la consapevolezza che viviamo in un mondo fisico fatto di limiti. Ciao!

  3. Oliviero scrive:

    Credo che questo articolo dica cose interessanti, ma qualcuna anche “discutibile”.
    - io che non ho un giardino, come faccio a farmi l’orto?
    - se tutti quanti cominciassimo ad usare stufe a legna, ben presto disboscheremmo l’intero pianeta!

  4. Fra scrive:

    Mi pare che tanta gente improvvisamente scopra l’acqua calda!!!
    Tra poco questi stessi che ora sbandierano il fatto di avere installato degli isolanti o di mangiarsi i propri pomodori (che ideona!!), scopriranno anche che…e’ possibile accorciarsi i jeans da soli! E’ addirittura possibile portare il figlio a nuoto in bicicletta ! Magari anziche’ imbottirsi di aspirine per un raffreddore, basta farsi una bella tisana calda e andare a letto prima del solito! Puoi tinteggiarti casa da solo! Potresti addirittura rimediare un vestito degli anni ‘80, rifarci le spalle, la linea..e voila’ avere un vestito nuovo, senza dover andare da Nico, o senza dover comprare qualcosa da quei cinesi-senza-diritti-umani!!
    Insomma: la mia impressione (banalissima) e’ che questi discorsoni vengano da persone cresciute a cibi precotti e condizionatori!
    L’Italia e’ un Paese provinciale, fatto di paesetti, borghi e gente che ha sempre mangiato l’insalata del proprio orto! Certo, la gente si e’ impigrita, e’ diventata auto-dipendente, IKEA-dipendente, ha perso la voglia di arrangiarsi, e’ annoiata e soprattutto, purtroppo, ha perso senso civico!
    Quando si recupera quello, si riscopre tutto..senza inventarsi stili di vita “alternativi” e senza dover pubblicare libri inutili!

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