Ubik
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| « Io sono Ubik. Prima che l’universo fosse, io ero. Ho creato i soli. Ho creato i mondi. Ho creato le forme di vita e i luoghi che esse abitano; io le muovo nel luogo che più mi aggrada. Vanno dove dico io, fanno ciò che io comando. Io sono il verbo e il mio nome non è mai pronunciato, il nome che nessuno conosce. Mi chiamo Ubik, ma non è il mio nome. Io sono e sarò in eterno » |
Ho letto quello che è considerato il capolavoro di Dick più di un mese e mezzo fa, in preda al mal di gola e alla febbre. Lo stato psicofisico non era forse dei più adatti a leggere l’allucinata opera dickiana, ma era da un po’ che lo puntavo e non ho resistito. I fumi mentali della febbre si sono mescolati alla fantasia malata dell’autore di questo pezzo di storia della fantascienza, amplificandone l’effetto: destrutturazione della realtà, rovesciamento della prospettiva vita-morte, estrema fragilità e corruttibilità della percezione umana, rappresentazione critica della società dei consumi e della mercificazione sono tutti temi che trovano spazio in questo romanzo dal sapore cupo, enigmatico, inquietante come un incubo da cui non ci si risveglia. Quello che mi ha colpito di più del libro è il senso di estrema angoscia nichilistica che trasmette, legata all’assenza di una realtà percepita come oggettiva, che viene manipolata da continui e spiazzanti cambi di prospettiva. Limitare Ubik solo a questo è però riduttivo. La storia è percorsa da molte correnti sotterranee, che non si rivelano mai pienamente al lettore; penso ad esempio al ruolo di “Ubik”, una sorta di demiurgo ordinatore e creativo, materializzato in uno spray in grado di ridare consistenza reale agli oggetti, contrapposto a forze caotiche e destabilizzanti. Ubik diventa però anche metafora del divino che si trasforma in merce, in oggetto da consumare: in questo il romanzo risulta sicuramente molto attuale. Lo stile del romanzo è scorrevole e pervaso da un feroce humor nero tipicamente dickiano. A volte l’atmosfera angosciante vira verso territori meno ossessivi, ma continua a dominare per tutto il libro una sorta di spiazzamento pilotato da continui e destabilizzanti colpi di scena. In definitiva, un capolavoro da leggere assolutamente: oltre a essere un pilastro della fantascienza e ad ispirare molti scrittori successivi (tipo ad esempio Evangelisti in Cherudek), varca i confini di genere per raggiungere vette di metafisica ed angosciante bellezza.

13 Giugno 2008 alle 13:51
Ubik mi attira
Lo metto in lista come prossima lettura e proverò a procurarmelo tramite biblioteca
Ho ri-letto il blog di Gamberi Fantasy dopo mesi, fantastico! Basta leggere le citazioni tratte dai libri della Troisi per farti passare la voglia di leggerli… la critica di Gamberetta non fa che dargli il colpo di grazia