Ero interista

Banana-Inter

Ero un sincero tifoso interista. Sul serio. Un tempo avrei esultato per lo scudetto, ottenuto dopo 18 anni di sofferenze, deprivazioni, cocenti delusioni, fastidiose barzellette da parte di amici juventini e milanisti. Forse sarei perfino andato in piazza a manifestare l’agognata fine del digiuno, in mezzo alla massa di pecoroni. Invece, in me c’è solo fastidio, fastidio, fastidio ogni volta che sento parlare di calcio, inter compresa. Il calcio italiano è malato, marcio fino al midollo, e questo mi ha fatto perdere progressivamente interesse. Troppi soldi che girano attorno a personaggi che ormai non sono più semplici giocatori di calcio, ma vere e proprie star da rotocalco, buoni solo per fare pubblicità a qualche prodotto o per alzare lo share di ascolto di un programma televisivo. Troppa violenza negli stadi, con un governo incapace di agire, ostaggio degli interessi delle società di serie A, nonostante le infinite discussioni di cosiddetti opinionisti e lo stracciamento di vesti che ciclicamente si ripete ad ogni nuovo episodio, in questo malsano paese delle banane. Moratti, il petroliere amico di Tronchetti, fa tenerezza quando afferma che questo è “lo scudetto dell’onestà”. Che cos’è l’onestà, oggi, in Italia? Che valore può mai avere l’onestà, in un paese in cui chi fa il furbo non solo la passa quasi sempre liscia, ma viene addirittura additato come modello da imitare?

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