Nel mezzo dell’autunno
Ho sempre amato i colori e le malinconie dell’autunno, l’idea dell’inverno che avanza, quando i sensi viaggiano inesorabilmente verso il consueto letargo. Quest’anno, però, ai soliti umori e alle tinte autunnali si è aggiunta un’inquietudine cupa e fosca, che nasce probabilmente dalla metabolizzazione inconscia degli eventi di attualità geopolitica di questi ultimi mesi, che ho volutamente tenuto il più possibile lontano da questo blog. L’inverno stagionale che si avvicina diventa una metafora dell’inverno a cui l’Italia e più in generale il mondo si devono preparare. Con il prezzo del petrolio alle stelle (ampiamente previsto dai ben informati peakoilers) e il galoppante effetto serra, è tornato prepotentemente di attualità il tema dell’energia, particolarmente sentito in Italia a causa della nostra assoluta dipendenza dalle forniture estere. Se ne sentono di tutti i colori: carbone pulito con sequestro di CO2 (solito gioco di prestigio per far digerire una cosa che di pulito non ha assolutamente nulla), ritorno del nucleare (rassicuranti affermazioni dei politici sui reattori di “quarta generazione” che non producono scorie !!! :-o, unite a demenziali contorsioni da Pecoraro Scanio per dire che in Italia si farà ricerca sul nucleare ma non si costruiranno centrali, mah), rigassificatori (utili come un culo senza buco, un altro sistema per drenare soldi verso cose che non risolveranno il problema, anzi…). E’ scoraggiante assistere allo spettacolo che ogni giorno i media tradizionali ci propinano, tra politici di dubbia moralità, vallette dalle tette al vento e delitti di distrazione di massa (vedi Garlasco e Perugia). Sembra che ci sia qualcuno, da qualche parte, che analizza strategie per anestetizzare gli italiani e renderli progressivamente più stupidi, disinformati e privi di capacità critica.
Citando il motto degli Stark di Geroge RR Martin, “L’inverno sta arrivando”.

19 Novembre 2007 alle 23:00
OK, ora è tutto chiaro quello che non possiamo fare.
MA DOSA DOBBIAMO FARE?
PS: sul numero di questo numero di Nature c’è una intervista a un certo John Deutch (professore di chimica al MIT ed ex direttore dell’ “US Central Intelligence Agency” ai tempi di Clinton). Ovviamente l’argomento è il prezzo del petrolio. Dal suo punto di vista il continuo aumento del prezzo del “barile” porterà a tre cose:
1) meno petrolio e gas verranno consumati
2) ci sarà uno spostamento dell’attenzione a fonti di energia rinnovabili
3) nuove tecnologie saranno sviluppate e disponibili
Lui si ritiene una “persona ottimistica” (testuali parole dall’intervista)…
perché non proviamo ad esserlo anche noi?
19 Novembre 2007 alle 23:01
Errata corrige:
sul numero di questo numero di Nature
va SOSTITUITO con
sul numero di questa settimana di Nature
20 Novembre 2007 alle 11:10
Ciao Stefano. Io SONO ottimista. Le tecnologie giuste ci sono. Infatti, dalle tue parti, stanno investendo parecchio in rinnovabili. Il problema è che in Italia siamo vittime di una rete clientelare che imbavaglia l’innovazione. Non stiamo investendo nulla di serio in rinnovabili. Penso che dall’estero sia difficile capire il clima da paese delle banane che si respira ultimamente da queste parti.
20 Novembre 2007 alle 23:14
la rete clientelare che imbavaglia l’innovazione ha imbavagliato molto tempo prima la gente. L’Italia è impantanata in una palude di clientelismi e di paresi politica, che è seconda solo alla fiacca della gente. Tutti reagiscono, tutti denunciano, tutti bloggano e tutti manifestano, certo, sembrerebbe un popolo attivo e partecipativo, ma finchè vale solo la legge del branco, si fa solo il gioco dei “soliti”! In piazza si va solo sotto le bandiere rosse, si crede di dire la propria, quando invece si dice solo quella…di quelli in alto!
L’Italia è un paese di fiacchi, perchè è un paese che non ha il coraggio..di bruciare le bandiere!!
21 Novembre 2007 alle 22:34
Conosco il clima da “paese della banane” che si respira in Italia, e a tal proposito vorrei raccontare una “divertentissima” storia (ora ci rido sopra perché sono passati 8 mesi!) che mi è capitata prima di partire per la Germania.
con il tuo certificato di laurea (originale) e la lettera della questura poi recarti in tribunale (chissà perché in tribunale?) e andare da un traduttore UFFICIALE che, dopo avere letto la lettera della questura, ti traduce il certificato di laurea. Ovviamente DEVI PAGARE il traduttore per il suo lavoro.
Per andare a lavorare in una (qualunque) università come post doc è ovviamente richiesto un certificato di laurea e di dottorato. Questo è valido anche in Germania !!!
Ovviamente in Germania accettano il certificato in tedesco oppure in inglese. Il problema è che la nostra università italiana NON rilascia certificati di laurea in linga inglese (in Italia nessuno ha ancora pensato che un laureato possa andare a lavorare all’estero). Ma ovviamente, non essendo il primo che ha bisogno di un certificato di laurea in lingua inglese, l’università di Padova ha un apposito sportello che “risolve questo problema”. Questa è la procedura che secondo “l’incaricato allo sportello” avrei dovuto seguire per avere il mio certificato in inglese:
1) fare richiesta di certificato di laurea
2) se l’Università ritiene che hai il diritto di avere il tuo certificato di laurea, dopo 15 giorni puoi andare a ritirarlo
3) devi ovviamente portare una marca da bollo da 15 euro quando vai a ritirare il tuo certificato
4) l’addetto al rilascio dei certificati incolla la tua marca da bollo al tuo certificato di laurea. A questo punto avviene una magia !!! Con la marca da bollo il tuo certificato di laurea acquista poteri inimmaginabili, e da semplice foglio di carta diventa un “certificato originale” che attesta che ti sei laureato. Attenzione però perché i suoi poteri sono limitati nel tempo, e dopo 6 mesi il certificato “scade” e non hai più niente di ufficiale che attesta che sei laureato (paese delle banane !!!)
5) A questo punto hai un certificato di laurea AUTENTICO, ma in italiano. Nessun problema: basta andare in questura!
6) In questura mostri che il tuo certificato è vero (la marca da bollo lo attesta !!!) e spieghi che hai bisogno di una traduzione in inglese per motivi di studio-lavoro
7) La questura ti rilascia un certificato che attesta che “effettivamente” tu hai bisogno della traduzione del certificato di laurea che è stato accuratemente verificato “essere vero” (sempre grazie alla marca da bollo)
9) a questo punto hai il tuo certificato in inglese, ma… per portarlo fuori dall’Italia devi metterci una nuova marca da bollo (e di questo nessuno sa il motivo, visto che gli unici paesi al mondo che hanno la marca da bollo sono Italia e Siria !!!)
Fortunatamente qui in Germania si sono accontentati del mio certificato di laurea in italiano (certificato vecchio di 5 anni… ma loro non lo sanno che è scaduto!). Mi hanno detto che “se sono dottorato” probabilmente sono anche laureato !!!
Ciao a tutti
22 Novembre 2007 alle 21:33
Questa chicca andrebbe spedita così com’è a Beppe Grillo
E’ una storia che merita di essere letta dal più vasto pubblico possibile.
Bye by Tony
23 Novembre 2007 alle 15:13
Mi associo al commento di Tony: una storia ai confini della realtà, deprimente.