Sulla strada di casa

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Albuquerque, New Mexico, 22:58 locali (le 6:58 in Italia). Il cerchio si chiude, siamo al punto di partenza, da dove eravamo partiti. Domani una combinazione di aerei mi riporterà a casa, infine. Siamo reduci da un fantastico giro della Monument Valley. Come al solito, ho messo alcune foto su flickr. Come al solito, non rendono bene l’idea dell’enormità dei paesaggi. Il sole picchiava maledettamente duro anche oggi, ad un certo punto ho dovuto mettermi la maglietta con le maniche lunghe e proteggermi il collo con un’altra maglietta per non aggravare le scottature. Nel primo pomeriggio ci siamo diretti ad Albuquerque, dove abbiamo trovato alloggio in un Holiday Inn. La sensazione è di essere tornati alla civiltà: il cellulare prende finalmente un segnale decente e non è necessario percorrere decine di miglia per trovare un posto dove comperare una bottiglia di acqua o fare pipì.

Anche oggi ho osservato alcune cose curiose. L’ultima in ordine temporale riguarda la foto all’inizio del post, che ritrae due simpatici vecchietti vagamente in preda alla demenza senile. Si tratta dei fondatori della “Waffle House”, una delle tante catene di fast food americane in franchising che abbiamo avuto la disgrazia di sperimentare stasera, a cena. La foto campeggiava, formato A2, all’interno del locale, con effetto esilarante immediato. Il posto sembrava tratto da un film: bancone dove è possibile sedersi e mangiare, tavolini con sedili in pelle dai colori improbabili, piastra rovente dove ogni genere di schifezze veniva arrostito, clienti schifosamente grassi (l’americano ciccione è ormai una costante di questo viaggio) e inservienti/cuochi/camerieri da cartone animato. Uno di loro si è avvicinato e con accento potentissimo si è scusato per il linguaggio scurrile che stava usando mentre parlava con i colleghi (?!?). O, almeno, questo è quello che mi pare abbia detto. Era ricoperto di tatuaggi, con la testa curiosamente piccola rispetto al resto del corpo e un paio di baffetti alla Hitler. Ma il top è arrivato quando stavamo uscendo: buttando l’occhio sul jukebox, le canzoni che si potevano ascoltare erano tra le altre, “la marcia del Waffle” e “844.000 per mangiare un hamburger”… demenziale!

Un’altra cosa curiosa che merita di essere menzionata: lungo la strada, ho notato numerose scritte di supporto alle truppe in Iraq, tipo “God bless our warriors!” (incredibile! Dio che benedice dei guerrieri… siamo a livello di fondamentalismo, qui) e “We support our troops!”. Avrei altrro da raccontare, ma si è fatto tardino e domani ho l’aereo. Riprenderò il discorso nei prossimi giorni.

Update: siamo in aeroporto, leggerissimamente in anicipo sul volo (3 ore!!!), già fatto il check-in. Per fortuna qui c’è la wireless free, gentilmente offerta dalla città di Albuquerque.  A proposito di cartelli notati lungo le strade durante il viaggio, tipo quelli di supporto alle truppe in Iraq o Afghanistan, Luca mi segnala di aver visto anche un inquietante cartellone pubblicitario, se così lo si può definire, lungo la I40, che riportava il seguente slogan: “I decided to wait - Abstinence ’till marriage”; tradotto: “Ho deciso di aspettare - Astinenza fino al matrimonio”, con  foto di ragazza meticcia per bene. Diamine, qui i precetti cattolico-cristiani vengono addirittura pubblicizzati lungo le strade! Il marketing religioso mi mancava, devo dire! A proposito di religione, ho notato che diversa gente gira con scritte a sfondo magico-cristiano sulle magliette, con tematiche riguardanti gli angeli, i santi e simili. In un mio precedente viaggio a Denver, nel 2004, avevo già notato il radicamento di questo fenomeno tutto americano… mi ricordo di un tizio che girava con un cartello enorme con scritto “Jesus saves!”. Sarebbe troppo facile criticarli, invece devo dire che quasi fanno tenerezza nel loro innocente fondamentalismo religioso che obnubila ogni tipo di ragionamento razionale. In realtà, i veri “cattivi” mi sembrano quelli che governano, sfruttando i bisogni religiosi della gente per giustificare guerre petrolifere. La questione è complessa, e mi sono reso conto che per capire fino in fondo bisognerebbe studiare questo popolo per dei mesi, in varie zone degli Stati Uniti. Magari in futuro farò un viaggio come si deve insieme a Cristina.

2 Commenti a “Sulla strada di casa”

  1. Tony scrive:

    A te faranno anche tenerezza ma non condivido. IMHO un orsacchiotto di pezza è tenero, un pecorone obeso armato di winchester e bibbia che crede a qualsiasi cosa il boss gli dice senza un minimo di senso critico per me è pericoloso.

    Tra i bumper stick mi piacerebbe vedere questo:
    “Those who can make you believe absurdities can make you commit atrocities”
    Voltaire

  2. lacura17 scrive:

    Sono così perchè li vogliono così. Di per sè non sono cattivi. :-)
    E’ una nazione molto variegata, con molti, molti problemi, e non mi sento di essere troppo severo nel giudicare le persone. Sarebbe come giudicare il cane di mia mamma, per intenderci. Ci sono persone dotate di senso critico, ma purtroppo non sono la maggioranza, questo è un fatto. E quindi? Cosa facciamo, eliminiamo tutti i ciccioni armati di winchester? Credo che la cosa migliore sarebbe cambiare la classe politica dirigente, agire a livello “alto” per far passare idee sane che poi possano essere assorbite dalla massa. Se, ad esempio, utopisticamente, venisse abolita la pena di morte e le armi venissero regolamentate in maniera seria, le cose potrebbero migliorare. Se si insegnasse alla gente ad usare il senso critico, le cose migliorerebbero. Se mio nonno avesse le ruote… E’ chiaro che tutto ciò cozza contro gli interessi di quelli che governano. Inutile prendersela con i pecoroni. :-)

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